martedì 19 dicembre 2006

Il mondo oscuro di Thomas Ott

Mi sono letto un comic book che giaceva da tempo, fra tanti mucchi: Panopticum, di Thomas Ott, ed. Black Velvet, 12,50 euro.
Thomas Ott descrive un mondo oscuro, per niente rassicurante, pervaso da un'atmosfera e una morale a metà strada tra Kafka e i racconti del terrore della EC Comics [qui un link alla pagina di Wikipedia in inglese, e un'altro a quella in italiano, meno completa]. I racconti di Ott sono attraversati da un'ironia tagliente.

Si tratta di 4 piccoli racconti, con un quinto a far da cornice: una ragazza che girovaga per un luna park con pochi soldi entra in un tendone, sull'insegna la scritta "Panopticum" e un occhio aperto, la cui attrazione sono dei box che permettono di vedere piccoli filmati per una moneta.

Le storie inscenano un lato ribaltato della realtà ("L'hotel"), esprimendosi per simbolismi macabri mostrano l'ineluttabilità della morte, illuminata dalla speranza ("Il campione"), sorprendono, più il lettore del protagonista sulla visione delle cose ("L'esperimento"), parlano del destino dei visionari e di chi li dileggiano ("Il profeta"). Infine termina il racconto principale ("La ragazza"), che sottende che il non detto (di quel che si è appena letto?) è più spaventoso di quello cui finora si è assistito.

Lo stile utilizzato da Ott sembra un'ulteriore ironia, le pagine sono nere illuminate da un tratto bianco, graffiato: illuminano un mondo che inquieta, e che forse faremmo meglio a tener nascosto.
Ott utilizza la pantomima scenica, rinunciando alle parole, accentuando l'effetto di trovarsi in una sala buia di un cinema.

Le storie colpiscono, e si esce dalla lettura come da un cinema dopo una visione pomeridiana, gli occhi abbagliati e la sensazione di non sapere se quel che si è visto era la realtà o un sogno (in particolare dopo "L'hotel" e "L'esperimento"). Resta da capire se la lettura (o visione) del fumetto sia più profonda, o ci intrattenga solo per qualche minuto.
Una critica può essere rivolta all'eterogeneità dei racconti che, difficilmente accostabili l'un l'altro, stonano.
In particolare poi "Il profeta" risulta poco interessante, privo della forza immaginifica degli altri.
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