mercoledì 28 febbraio 2007

Google Analytics - avvertimento per la privacy

Ho inserito lo script fornito da Google Analytics, che permette di avere un rendiconto dei visitatori: giustamente richiedono di pubblicare un disclaimer per avvertire i visitatori del tracciatamento della loro (vostra) navigazione.
Ecco il disclaimer:

"Questo sito web utilizza Google Analytics, un servizio di analisi web fornito da Google, Inc. ("Google"). Google Analytics utilizza dei "cookies", che sono file di testo che vengono depositati sul Vostro computer per consentire al sito web di analizzare come gli utenti utilizzano il sito. Le informazioni generate dal cookie sull'utilizzo del sito web da parte Vostra (compreso il Vostro indirizzo IP) verranno trasmesse a, e depositate presso i server di Google negli Stati Uniti. Google utilizzerà queste informazioni allo scopo di tracciare e esaminare il Vostro utilizzo del sito web, compilare report sulle attività del sito web per gli operatori del sito web e fornire altri servizi relativi alle attività del sito web e all'utilizzo di Internet. Google può anche trasferire queste informazioni a terzi ove ciò sia imposto dalla legge o laddove tali terzi trattino le suddette informazioni per conto di Google. Google non assocerà il vostro indirizzo IP a nessun altro dato posseduto da Google. Potete rifiutarvi di usare i cookies selezionando l'impostazione appropriata sul vostro browser, ma ciò potrebbe impedirvi di utilizzare tutte le funzionalità di questo sito web. Utilizzando il presente sito web, voi acconsentite al trattamento dei Vostri dati da parte di Google per le modalità e i fini sopraindicati".

lunedì 26 febbraio 2007

Saturno contro

Saturno contro, ultimo film di Ozpetek, visto al cinema Massimo. Non sono mai riuscito a non sentire nei film di Ozpetek (quelli che ho visto, Le fate ignoranti e La finestra di fronte) un senso di artificiosità e un po' di superficialità: personaggi irreali, magari piacevoli ma non del tutto convincenti nel dettaglio psicologico, forse semplice incarnazione di desideri dell'autore. Non che questo impedisca un piacevole abbandono al fluire della storia, se non si pretende di più.
E così è stato per questo film, in cui, dopo un senso di fastidio iniziale, mi sono lasciato andare allo scorrere pigro del girato. Qualche buona battuta allevia la delusione.
Alla fine non posso dire che mi sia dispiaciuto, anche se credo che lo dimenticherò molto velocemente (spicca l'interpretazione di Milena Vukotic).
Per chi volesse leggere una più pesante stroncatura, seguite questo link.

domenica 25 febbraio 2007

Ultimi libri letti..

Stardust di Neil Gaiman, La riforma protestante di L.Schorn-Schutte, I doni di Ursula K.LeGuin, Un oscuro scrutare di Philip K.Dick.

Bene, passo periodi di assenza dalle letture a periodi di grande attività "leggivora", e degli ultimi libri davvero non mi lamento.

Stardust, di Neil Gaiman, è una favola moderna e allo stesso tempo antica, riprende con leggerezza e - cosa rara! - freschezza temi e personaggi del folklore popolare per riproporli in una favola che è la storia di due ragazzi: un ragazzo umano (ma non troppo) che si avventura nel mondo delle fate per recuperare una stella da portare alla ragazza dei suoi desideri, e una ragazza, la stella stessa, caduta dal cielo e al centro degli interessi non proprio innocenti di vari personaggi, tra cui il ragazzo stesso.
Piacevole e per tutti.
Se si vuole fare una critica (e io quando scrivo sento sempre la necessità, forse ingenerosa, di trovare i difetti delle opere altrui), posso dire che in qualche modo ad alcuni personaggi, pure molto ben caratterizzati, non viene concesso un respiro sufficentemente ampio, svaniscono improvvisamente, dando l'impressione di un troncamento della storia per dover proseguire lungo il filone principale (ad esempio i cacciatori di tempeste, che vedrei benissimo in un disegno animato di Hayao Myazaki).
Io ho letto l'edizione della Mondadori, anche se esite una versione della Magic Press, con le illustrazioni del grande Charles Vess. (qui il sito dell'editore americano)

La riforma protestante, di L.Schorne-Schutte, edito da il Mulino. Valido saggio sulla riforma protestante, le motivazioni, i coinvolgimenti e le scansioni storiche, con un capitolo sulle diverse interpretazioni della storia del protestantesimo che si sono avute nel tempo, interessante anche per chi legge questo libro per curiosità personale (e non per dare un esame, tanto per dire).
Mi interessava sapere come si produsse una "rivolta" contro una concezione consolidata della religiosità; non che ciò non avvenga in altre evidenze storico-geografiche, forse oggi avviene con più vigore il progressivo disinteresse verso una religiosità gerontocratica.

I doni di Ursula K.LeGuin (questo il suo sito ufficiale), eccellente scrittrice, e lo dimostra anche in quest'opera, una storia sulla difficoltà della crescita, la comprensione delle responsabilità e dell'uso del potere, del relazionarsi con gli altri, in un romanzo in cui la profondità psicologica si sposa con una grande capacità di creare un mondo, vissuto e reale.
Estremo piacere della lettura. (qui un'intervista dell'autrice sul libro, in inglese)
Un altro libro della serie, "Voices", è già stato pubblicato in America, mentre un terzo "Powers" è previsto. Sono tre libri indipendenti anche se connessi tra loro (i protagonisti del primo compaiono anche nel secondo e nel terzo).

Un oscuro scrutare
di Philip K.Dick, Fanucci Editore.
Opera estrema, dolorosa e sentita di Philip Dick, sull'esperienza della droga, l'alterarsi di coscienza, il disgregarsi della personalità e il crollo definitivo dell'individuo.
Ma anche una denuncia su un sistema alienante che produce il male, distrugge e "ricicla" chi ne fa uso, giustificando il controllo totale e la repressione della società, al di là di qualsiasi desiderio/capacità di sanare alcunchè.
Poi riflessione sulle (im)possibilità ontologiche dell'uomo, reale conoscenza di sè stessi, la realtà, gli altri, dio.
Da ricordare Donna, archetipo della figura femminile positiva sempre presente nelle opere di Dick.
Opera da rileggere più volte, che offre diverse angolazioni di lettura, ricca.

Un oscuro scrutare e I doni rientrano nella catalogazione bibliofila nel genere "fantascienza", eppure in entrambe i casi queste etichette risultano non strette (sembrerebbe una vergogna, cosa che non è), quanto limitate, insufficienti: sarebbe come definire la Divina Commedia un'opera storica in versi. Dick stesso, per Un oscuro scrutare, non desiderava che la pubblicazione avvenisse in una collana di fantascienza, eppure le resistenze mentali degli editori non gli permisero di fare diversamente.

Per curiosità ho cercato in rete recensioni del film tratto da Un oscuro scrutare, e ho trovato questa: se riportata correttamente, posso solo dire che trovo incredibile come al critico de Il Giornale sia data la possibilità di scrivere (retribuito, non credo neanche male) tanti strafalcioni. Complimenti!

mercoledì 14 febbraio 2007

Le fiction come modello di esperienza sociale?

Esistono molte fiction in cui ci si identifica con un protagonista: apparentemente si è partecipi dei suoi moti d'animo, pensieri, emozioni, difficoltà, ecc.
Questo viene realizzato con l'espressione dei suoi pensieri, spesso questi vengono comunicati in modo esplicito agli altri personaggi: per rendere l'esperienza soddisfacente per gli spettatori poi i personaggi più o meno di contorno rispondono al protagonista, ascoltano, sono partecipi (molto più di quanto non ci succeda nella realtà di tutti i giorni).
In più spesso le vicende ruotano attorno a questo protagonista, vi è una risposta anche dall'ambiente circostante, spesso conforme a criteri di giudizio condivisi (chiamamola morale, della storia o tout court).
(In pratica il protagonista-spettatore è immerso in un liquido amniotico che lo circonda, non lo abbandona)

Ora, quel che mi chiedevo era se questa esperienza (la visione di una fiction, ma riscontrabile in altri media, come nella lettura di un libro e così via) non sia un'esperienza che in qualche modo non formi la nostra personalità, la nostra visione del mondo, le nostre aspettative (e se non esista un modo alternativo di vedere le cose).
In quale modo il nostro vivere di fronte allo schermo si ponga rispetto al nostro vivere in relazione con gli altri, quali dinamiche metta in atto (forme di dipendenza dalla fiction, aspettative verso il mondo e gli altri, se vi sia cesura o continuità tra i diversi momenti di vita, di fronte allo schermo o con gli altri).

In più mi chiedevo se e in quale misura questo potesse modificare la nostra società, ovvero il nostro vivere in società, il nostro relazionarsi con gli altri ma anche la conformazione della nostra società (più individualista? ma paradossalmente resa coesa da una presunta comunanza?).

E le nuove esperienze, in particolare quelle di rete come Second life e i blog, ma anche il Grande Fratello e il fenomeno crescente del protagonismo dei "giovani col videofonino" (che siano filmati di stupri o semplici bravate messe in rete), non sono eredi di questo tipo di "esperienza delle fiction"?

In Second life (a cui non ho mai partecipato) apparentemente vi è una riproduzione della vita reale nella "controparte" virtuale, ma vi possono essere tentativi (da parte di chi genera l'ambiente, ma anche di tipo spontaneo) di favorire l'esperienza amniotica?
Nei blog, non cerchiamo di trovare ascolto, di rivivere l'esperienza di essere al centro di un gruppo? (ovviamente esiste quella cosa bellissima chiamata amicizia, quel che tenevo a evidenziare è la possibilità che vi sia un desiderio di centralità illusoria)
La compulsione a pubblicare atti discutibili o veri reati filmati col videofonino, non proviene dal desiderio di ri-generare uno spettacolo di cui si è protagonisti e fautori?
Nei reality show del tipo del Grande Fratello, non vi sono tanti piccoli protagonisti individualmente al centro dell'attenzione dell'obiettivo, sempre pronti a mostrarsi, a rivelarsi di fronte all'altro, di cui ci si interessa veramente ben poco?

giovedì 8 febbraio 2007

Julia numero 100

Bè, trovo difficile parlare di una serie che non mi appassiona: niente di male, succede, e comunque si tratta di una serie che ha riaggiunto l'ambito numero 100! (degno del colore, quindi, una sorta di affettuoso riconoscimento in casa Bonelli).

Premetto che questo numero non mi è nemmeno dispiaciuto.

Ma essendo pigro (e un po' stràc, ovvero stanco in piemunteìs maccheronico) farò quello che è più facile: criticare. E nemmeno una grande critica.
Ordunque, quel che mi preme dire qui è che detesto i siparietti umoristici di Giancarlo Berardi, li ricordo anche nel mitico Ken Parker (in edicola trovate la ristampa, compratelo!), presenti anche in questo albo sceneggiato in compagnia di Lorenzo Calza: l'ho detto!
Sono semplici, ma anche semplicistici: è come se lo sceneggiatore si rivolgesse un attimo al pubblico e dicesse "adesso scusate un attimo, faccio divertire quelli tra voi che sono i più sempliciotti, li faccio contenti così poi possiamo riprendere con la storia!".
Ecco, sono d'accordo che ci si debba rivolgere ad un pubblico eterogeneo, e che divertire non sia facile (anche quando il divertimento non deve essere per forza impegnato), da Berardi però mi aspetto i più!

G.Berardi e L.Calza, G.Trevisan, Julia n. 100, Clowns, Sergio Bonelli Ed., 3,00 euro

mercoledì 7 febbraio 2007

Un Dylan Dog nel cimitero dei freaks

Si parla ancora di freaks, argomento caro a Dylan, senza cadere nel patetico o nello sforzo vistoso di essere corretti, anche se (per me) la tematica del mostro ha forse un po' stancato.
La Barbato comunque scrive un Dylan Dog sempre interessante e mai banalizzato, coinvolgente in quanto onesto con sè stesso: e stupisce il finale aperto, in tempi in cui i proclami e predicozzi, indicazioni su come si deve pensare, sono onnipresenti nel mondo che ci circonda (ovvero nei media, e in qualche misura questo è la stessa cosa).

In evoluzione i disegni del sempre bravo Nicola Mari: sembra che le sue chine vogliano diventare altro, altra materia, più pastosa, solida, i volumi più marcati.

P.Barbato, N.Mari, Dylan Dog n. 245, Il cimitero dei freaks, Sergio Bonelli Ed., 2,50 euro

Tra l'altro leggo qui che Paola Barbato ha appena avuto una figlioletta! Auguri! (da un freak!)

domenica 4 febbraio 2007

The last (2) Dampyr

Gli ultimi Dampyr usciti dimostrano che la Bonelli riesce a "sfornare" prodotti di alta-media qualità, pur essendo (praticamente) un'industria - di cultura e intrattenimento.

La prima storia, uscita a gennaio, è Via del Sortilegio, ambientata a Parigi, sceneggiata da Boselli e disegnata da Majo.
La trama vede coinvolti vari personaggi molto ben caratterizzati che, come spesso accade per le storie di Dampyr, sono animati da interessi di vario genere.
Se si può muovere un appunto, devo dire che da questa ricchezza di caratterizzazione non sempre ne guadagna in profondità il personaggio: il cattivo è spesso autenticamente cattivo, senza fraintendimenti, mentre più duttili si rivelano essere gli alleati, che non sempre sono proprio buoni.
Una dicotomia un po' schematica, tipica anche di Tex e delle produzioni che si rivolgono ad un grande pubblico: il nemico deve essere identificabile facilmente da tutti i lettori, e non ci devono essere perplessità sulla sconfitta che lo colpirà alla fine della storia, nè sulla necessità morale di questa sconfitta. Questo se da un lato avvicina il lettore che ha bisogno del piacere derivante da una lettura semplificata, dall'altro può infastidire un lettore un minimo smaliziato e bisognoso di complessità e di uscire dagli schemi (nella mia esperienza, molto rari sono gli autori che sanno soddisfare entrambe i lettori).
Altro (piccolo) appunto, la trama a volte si complica, mette in gioco poteri superumani e soluzioni non sempre convincenti, e a tratti il piacere nella lettura ne risulta un po' compromesso.
I disegni e le chine di Majo sono spettacolari (qua ovviamente rivelo la mia preferenza per questo autore): ottimi sia i disegni che le chine, solidi e raffinati.

Dampyr n. 82, Via del sortilegio, di M.Boselli e Majo, Sergio Bonelli Editore, 2,50 euro.

L'altra storia, appena uscita, è L'aviatore fantasma. Ambientata a Praga, una Praga in cui sono in corso le riprese di un film sui bombardamenti di Londra.
La storia in questo caso è tenue: mi piace in questo caso l'ambiguità della parola, può essere intesa come un pregio e un difetto. E in effetti alla base di questa storia c'è un ricordo, una malinconia, raccontata in un modo che non dà sufficiente soddisfazione.
Disegni e chine di Fabrizio Russo, sono accettabili, anche se ancora un po' immaturi.

Dampyr n. 83, L'aviatore fantasma, di L.Mignacco e F.Russo, Sergio Bonelli Editore, 2,50 euro.

Shine on you Bloody Diamond

Bloody Diamond, un bel film sul conflitto in Sierra Leone per il quale tanta responsabilità hanno le industrie del diamante.
Non privo di difettucci, qualche volta sembra voler dimostrare più che mostrare, e si pone dei limiti in quel che ci mostra, ha sicuramente il pregio di trattare un'argomento spinoso e di non facile denuncia, comunque avvincendo e coinvolgendo nelle vicende dei protagonisti.
Scene d'azione ben si alternano ad altre di dialogo, e Leonardo Di Caprio dà un'altra ottima prova delle sue capacità di attore (anche se spero non si irrigidisca in un personaggio sempre un po' "corrucciato"). Discreto Djimon Hounsou, anche se attore e trama non rendono sempre credibile un personaggio spinto da fortissime motivazioni: Di Caprio convince di più nella sua interpretazione drammatica.
Un prodotto forse confezionato, ma comunque ben confezionato, su un tema che non è certo alla ribalta dei nostri orizzonti mentali.

Bloody Diamond, regia di Edward Zwick, con Leonardo Di Caprio, Djimon Hounsou, Jennifer Connelly.

Ladychicken

Oggi c'era in tivvù il film Ladyhawke, film cult con Michelle Pfeiffer, Rutger Hauer e Matthew Broderick.
Mi è venuto in mente che si potrebbe fare una parodia e chiamarla LadyChicken, con lei che si trasforma in una gallina (e lui in cosa? una volpe? e si amano stile krazy kat? e quando è traformata lui le fa "cocò? cocò? su, dai, fammi l'ovetto stamattina?!").
Magari potrebbe essere una striscia di Lupo Alberto e la gallina Marta.. (e in cosa si trasformano, in Enrico la talpa e Cesira?).

Si vede che non avevo un destino come sceneggiatore? (magari posso suggerirla a Leo Ortolani...)

Aggiornamento del 15/03/2007: Ebbene sì, sprezzante del ridicolo, ho davvero mandato l'idea al Leo, che me l'ha prontamente cassata..
Eppure mi dispiace, mi sembrava che l'idea dell'ovetto esemplificava l'idea che alcuni (o molti) hanno del rapporto uomo-donna: "non importa se donna o gallina, l'importante è che faccia le uova..."