martedì 30 dicembre 2008

Gipi a Le invasioni barbariche

Oggi hanno ritrasmesso l'intervista di Irene Bignardi a Gipi, a "Le interviste barbariche". Per chi se la fosse persa, è disponibile sul sito de La7, a questo link.

sabato 6 dicembre 2008

Mattotti a Che tempo che fa

Stasera c'è Lorenzo Mattotti a Che tempo che fa, parla in particolare del suo "ultimo" lavoro, in uscita in questi giorni, su Pinocchio.

Forse dovrei dire dei suoi ultimi, perchè, come dice nell'intervista, sull'opera di Collodi Mattotti lavora da anni. In particolare è uscito di recente un'edizione per la collana I Millenni dell'Einaudi (dal costo purtroppo proibitivo, 75 euro!).

Di recente ha creato con Enzo D'Alò un cortometraggio pilota, che ha vinto la "sezione pilota" nel festival di Annecy, per quello che dovrà essere un film d'animazione davvero interessante! Non vediamo l'ora.

A questo link si trova la registrazione dell'intervista.

giovedì 20 novembre 2008

Alita in fuga

Prosegue l'epopea di Alita, la guerriera cyborg sempre in lotta per l'autodeterminazione.

Purtroppo devo dire che questa "incarnazione editoriale" soffre, forse anche per l'eccessiva diluizione nel tempo delle uscite, ma credo anche di una certa confusione narrativa dell'autore, che con flashback e disgressioni, ci fa perdere di vista l'obiettivo.
Del resto sembra che neanche Alita sappia più cosa voglia: in fondo le lotte precedenti erano anche un modo per riscoprire se stessa, lei che era stata ritrovata senza memoria in una discarica, e per affermarsi in un mondo difficile pieno di avversari ma anche di qualche prezioso alleato.
D'altra parte il piacere dei duelli decresce, come quello di tecniche speciali e personaggi bislacchi come Desti Nova, scemando la sorpresa sostituita dal senso di deja vu; e anche se vi sono episodi interessanti (come il flashback di Caella Sanguinis) questi male si amalgamano con l'intera vicenda: sempre parlando del lungo flashback, si vedono episodi con protagonista un personaggio che resta comunque secondario per il lettore, la cui partecipazione non può dividersi tra Caella e Alita.

Peccato, perchè la prima serie era davvero ben realizzata, fresca e originale. Non resta che sperare!

Alita Last Order n. 21, di Yukito Kishiro, Ed. Panini, € 2,20

Lui è leggenda, Rat-Man ora e per sempre!

Si conclude l'esalogia inizata dal nostro Leo col numero 64, "Io sono leggenda". Un numero così atteso che l'autore (che non ce la faceva più :-D ) non ha potuto mantenere il suo solito formato, ma l'ha portato a consegnarci una storia di ben 72 pagine.

Quel che colpisce di Rat-Man è che le sue storie non sono solo divertenti parodie di supereroi, o la riproprosta delle avventure in braghette di un supereroe fantozziano, ma riescono anche a celebrare il mito di un sfigato più sfigato di noi (e che quindi si può deliberatamente deridere), a farci partecipare empaticamente alle sue miserie e ad esultare alle sue vittorie, vittorie che restano quelle di uno sconfitto. Insomma, Rat-Man è un grande.

Questa storia, in particolare, conclude un ciclo divertente ed genuinamente epico. Se gli si può muovere un appunto, è forse proprio nell'eccessiva lunghezza: si dovevano raccogliere i fili del racconto e chiudere con un accenno a tutti i personaggi, buttare lì una traccia per evoluzioni future, ma il magico equilibrio tra narrazione e puro divertimento a volte si perde. Niente di grave, ci sono momenti davvero esilaranti, e attimi di autentico pathos che fanno perdonare tutto assai volentieri!

Kiii! Kiiii!

Rat-Man Collection 69 "E ora... Rat-Man!", di Leo Ortolani, ed. Panini, € 2,50

Short (and light) stories by Adachi

Insieme di storie brevi, questa raccolta di Adachi si conferma nello stile dell'autore: storie "tranquille", adolescenziali, in cui prevale un'attenzione per episodi di vita tra scuola e amori semplici.
In questo volume, rispetto ad altri, noterei una maggior propensione per uno sguardo "al femminile", orientato a un pubblico di ragazze: sono storielle brevi e rilassanti.

Short Program n. 1, di Mitsuru Adachi, ed. Star Comics, 7,00 €

Lost Girls, opera interessante? (2)

(in pieno delirio di protagonismo, riporto ancora il mio intervento, è che ci ho ripensato ancora un po’!)

Ho scritto“l’intelettuale (Moore) è al servizio dell’opera”, ma non so se sia cosi’ vero… in fondo è e resta molto intellettuale, insomma quando scrive Lost Girls quella mente perversa di Moore oltre al sesso pensa alle citazioni… quasi me lo vedo con la moglie quando fa all'amore che dice “dai, dai, adesso lo facciamo io che sono il marchese De Sade e tu Lady Chatterly… anzi, no, io faccio il Capitano Nemo, e tu Madame Curie… anzi no, facciamolo come se io fossi Mr. Hyde e tu Mary Shelley, anzi no io faccio Batman e tu R…” e la moglie “BAAAAASTA!!! Vieni a lettooo!!”

(scusate, io adoro Moore, ma la mia vena iconoclasta è più forte!) :-)

martedì 18 novembre 2008

Lost Girls, opera interessante?

Stavo riflettendo su Lost Girls, opera "erotica" (?) di Alan Moore e della moglie Melinda Gebbie, dopo aver letto il blog di ObiFranKenobi e la sua recensione su Anobii.
Premetto, ne ho letto solo il primo volume, dei tre di cui l'opera è composta, e magari ci tornerò ancora su..

All'apparenza sembra niente più che un fumetto pruriginoso, ma merita uno spunto di riflessione in più.

Lost Girls è felicimente privo di pruderie, grazie al cielo, e non fa leva su queste: per Moore il sesso è sesso e non ha bisogno di alcuna giustificazione intellettuale. Anzi, qui l'intelettuale (Moore) è al servizio dell'opera, un'opera che parla di sesso.
Ci sono opere che parlano di sesso e ne fanno un uso rivoluzionario, di rottura contro i pregiudizi moralistici della società, uno strumento da usare contro il sistema: altre volte il discorso critico è solo una giustificazione per opere pretestuose, accumulo di orgasmi piuttosto che semplice (e felice) sesso, gioco che conduce facilmente nella perversione.
Niente di tutto ciò in quest'opera, che per certi versi ricorda l'esposizione libera del sesso che ne ha fatto Pasolini in alcune sue opere.

A rovinare un po' la festa è il lavoro di Melinda Gebbie, che francamente non reputo di grande qualità, nei tratti quasi infantili e grotteschi e nei colori sovraccarichi.
Si sente anche il peso di una narrazione un po' legnosa, a tratti didasacalica, che perde pathos per strada.

Lost Girls (vol. 1 di 3), di Alan Moore e Melinda Gebbie, Magic Press, 15 €.

mercoledì 16 luglio 2008

Silverfish, flusso di tensione

Silverfish è un thriller nero sullo sfondo dei difficili rapporti tra l'adolescente Mia e Suzanne, odiata matrigna dal passato misterioso: il rapporto conflittuale e le curiosità adolescenziali degli amici di Mia faranno degenerare un scherzo un po' maligno, fino a condurre a un epilogo violento, in un'America forse provinciale ma non certo placida.
Pur essendo un tema che può risultare scontato, qui risulta vivo, la storia vibrante senza cali di attenzione.

Lapham, disegnatore e sceneggiatore, è un maestro della tensione.
E la storia è un flusso continuo di tensione: flusso che deve procedere per forza a scatti e cambi di direzione, perchè diversamente esploderebbe, ma è un flusso domato dall'autore.

Le scene proposte dall'autore dell'acclamato Stray bullets sono cariche di tensioni continue tra i personaggi che vi partecipano: raramente vi sono dei "rilasci" di tensione, quasi sempre si scatenano contrasti più o meno latenti, con uno scambio di polarizzazione e di ruoli - ora un personaggio è latore di tensione, ora ne è destinatario - riuscendo sempre a mantenere viva la suspance e l'interesse nella lettura.

Non sono assenti alcuni diffettucci, tutto sommato trascurabili: dal punto di vista della trama si nota una certa dispersività, vi sono alcune "linee morte", come i controlli della polizia e lo scontro tra le auto dei protagonisti. Sono scene che non aggiungono granchè alla caratterizzazione della storia, permettono invece di allungarla: alcune vengono usate non tanto per arricchire i sensi della storia, ma per variare e rilanciare la tensione.
Nella parte finale c'è un certo eccesso nella durata dell'inseguimento: si perde in linearità e crea un po' di confusione. Lapham non perde il controllo del narrato, e la lettura resta sempre palpitante.

Attenzione, di seguito qualche considerazione ancora in fieri, con possibili rivelazioni di trama...
La storia (volendo) si può analizzare focalizzandosi su due principali gruppi di personaggi: quello composto da Mia (la ragazza, nel momento più difficile e di passaggio, l'adolescenza), il padre (ovvero il lato più umano e "mortale" dell'uomo, il genitore rivelatosi fallace e caduco, da cui si desidera l'affermazione e il riconoscimento, ma lontano perchè in fondo ci si deve separare da lui), la matrigna Suzan (avversaria e oggetto di avversione, ma anche scoperta finale di reale amicizia, quantomeno possibile, riconoscimento dell'avvenuta maturazione), e il malato psichico Daniel (il barbablù, tutto quello che di negativo e divorante vi può essere nell'uomo), e quello del gruppo dei "pari", persone che sono allo stesso livello per quel che riguarda l'autorità di uno sull'altra, di nuovo Mia (reale focus, fulcro e protagonista della storia), l'amichetta (amica e insieme competitrice, motrice di pulsioni, modello alternativo e specchio di Mia), il ragazzo (fidanzato, oggetto di interesse, figura alfine positiva anche se un po' spenta, in fondo perchè idealizzazione del fidanzato ideale/reale, futuro e possibile), e la sorellina (rapporto familiare "sopravvissuto" da cui ripartire, possibile concorrente nell'amore dei genitori ma anello debole e da proteggere, possible modello di una futura maternità).
Altro ci sarebbe certo da aggiungere, magari alla luce della analisi secondo il quadrato semiotico di Greimas, se potrò cercherò di tornarvi. Manca anche qualche considerazione sul titolo, "silverfish", ovvero "pesce d'argento", che divora la mente e i pensieri del malato psichico: si tratta di un riferimento simbolico per lo sperma, desiderio sessuale e di sopraffazione per l'uomo? (e che Mia deve imparare a neutralizzare e governare, là dove l'uomo non vi riesce) Ci devo pensare ancora un po'...

Qui trovate un'intervista di Lapham (qui un'altra, in inglese).

Silverfish, di David Lapham, Ed. Planeta DeAgostini, 12,95 €.

martedì 1 luglio 2008

Fidanzata o guagliona?

Sempre nella mail del post precedente, il simpatico collega mi contestava l'uso del termine "fidanzata" per la mia... fidanzata, appunto!!

Premesso che non sono fidanzato ufficialmente, ovvero come si intendeva una volta (nessuna promessa di matrimonio), quel che constatavo è proprio l'assenza di un modo "decente", al giorno d'oggi, di indicare "quella roba lì"! :)

Ecco qualche suggerimento:
  • La mia ragazza? è il secondo che uso di più, anche se in realtà non ho più l'età... lei sì, ovviamente ce l'ha l'età (senò me legna) :D
  • la mia compagna? Brrr, orrore! Non per ragioni politiche, ma basta poco perchè diventi socia, collega, consorella...
  • La mia donna? Augh! Tu donna, io chita! Macho, quasi maranza..
  • La mia morosa? Molto spigliato, ma sembra che l'abbia accattata in sala giochi
  • La mia girlfiend? Fa molto cumenda che se la tira, e in più mi arrota la lingua
  • La mia Dulcinea? Originale, ma lasciamo stare

Qualche suggerimento?

Amore per il Piemonte

Da emigrante qual sono, mi è capitato di scrivere ad un collega di non potere partecipare ad una cena perchè nel fine settimana tornavo a casa, a Torino ("Voglia di tornare alla terra natia"), al che mi ha risposto (lui è napoletano):

A MEMORIA D’UOMO NON SI RICORDA NESSUNO CHE ABBIA MAI AVUTO VOGLIA DI RITORNARE “IN PIEMONTE” MADDAI!!!

E allora mi è sembrato giusto rispondere:

Eeeeh, ma tu non puoi capire!

Cosa ne può sapere chi è nato tra l’odore dei limoni (monnezza permettendo) dell’ineffabile profumo della bagna caoda?

Cosa ne sa uno che è vissuto al sole e alla brezza del mare, sotto il benevolo abbraccio del Vesuvio, della malinconia che ti coglie quando tutto l’universo è ammantato dalla nebbia densa, che in estate si trasforma in dolce umidità che ti permea i vestiti e ti fa sentire in un piacevole bagnetto tiepido di sudore?

Cosa ne sa un uomo avezzo alla umanissima espansività latina (per cui ti possono rapinare, ma con umanità) della rigorosa riservatezza subalpina, per cui se ti capita di spirare in casa per i fatti tuoi, gentilmente ti lasciano in pace, almeno fino a quando il tuo lezzo non inizia a rovinare la rispettabilità della casa?

Sono emozioni che non puoi conoscere :P

giovedì 19 giugno 2008

La ragazza scomparsa, di Jiro Taniguchi

Uscito di recente in Italia, quest'opera di Taniguchi pur non potendosi annoverare tra le migliori e più suggestive del grande autore, risulta un thriller scritto con mano sapiente, teso e calibrato, e legato comunque a suoi temi più cari, il rapporto tra uomo e natura, anche se qui in secondo piano, e i legami del passato, con cui ci si deve in qualche modo misurare.

Shiga è il guardiano di un rifugio di montagna, nelle Alpi giapponesi; appassionato di montagna e di scalate, vive in qualche modo appartato, lontano dalla civiltà, forse per dimenticare un amico scomparso e la sua donna, a suo tempo desiderata. Ma un giorno deve tornare nella metropoli, per cercare la figlia dei due misteriosamente scomparsa.

La sua sarà una sfida, per trovare la ragazza scomparsa in una metropoli che non è il suo ambiente naturale, e perchè deve fare i conti col passato ancora vicino.

Taniguchi Jiro, La ragazza scomparsa, ed. Coconino Press, € 18,00

mercoledì 18 giugno 2008

Siamo tutti squali

Ho risposto a dei commenti sbruffoni a una notizia apparsa su LaZampa, a proposito dell'estinzione degli squali.

Sono abbastanza contento della risposta...

"Non sapere cos'e' un ecosistema mi sembra solo il frutto dell'ignoranza, fregarsene del cambiamento la conseguenza di deturpamento morale, dichiararsi soddisfatti l'effetto di bullismo egotico (http://it.wikipedia.org/wiki/Egotismo).

che gli squali si riducano all'estinzione e' un problema, le altre sono solo chiacchere."

Poi mi è venuto un dubbio... oddio, anche i blog sono frutto di egotismo?

Download Firefox 3!

Volevo segnalare la disponibilità della versione 3 di Firefox, un browser molto fico!
(e scusate se non mi metto a disquisire sulle ragioni del mio giudizio... andate sulla pagina del download day!)

Download Day 2008

E fate la vostra parte!

lunedì 26 maggio 2008

Ipotesi narrativa: fantasy su Prometeo

Altra idea che ha (ingannevolmente) a che fare col fantasy: un mondo/luogo in cui esistono delle forze superiori divine (o pseudo-divine) che regolano con le loro leggi il nostro mondo.
Sono forze fortemente polarizzate, orientate sulla dicotomia caos-ordine: il caos si manifesta nel nostro mondo con anarchia, pirateria, saccheggi, omicidi impuniti, ma anche libertà, caduta di vecchi ordini e abitudini costrittive, rinascite delle forze primordiali.
Dall'altra parte l'ordine, che prende il volto della pace, prevedibilità, legalità, responsabilità e consapevolezza, ma anche dittature, burocrazia, vincoli innaturali.

Sotto il cielo in cui vivono e operano queste forze potentissime e innavicinabili, l'uomo: diviso in schieramenti, ora per una ora per l'altra parte, genti divise, vivono strette alle loro fedi/ideologie come per giustificare la propria esistenza e la propria caducità, lottano accecati, consapevoli solo di avere bisogno di un'ideologia superiore ed indiscutibile.

Da questo mondo spunta un uomo, l'eroe (ma esiste l'eroe?), che capisce che non esiste una corrispondenza tra esseri superiori, le loro impostazioni, e i bisogni dell'uomo, e l'uomo deve trovare una sua via.

Ovviamente l'eroe alla fine muore... ;P

(questo è un fantasy come lo può essere il Don Chisciotte)

sabato 3 maggio 2008

Ipotesi narrativa: fantasy senza fantasy

Mi piacerebbe scrivere una storia fantasy, in cui si ribalta in un certo senso il paradigma del fantasy: un uomo o essere proveniente da un mondo fantasy, in cui esiste la magia, entra nel nostro mondo, in cui la magia non ha spazio, e qui scopre l'assenza di magia.

Nel suo mondo ogni aspetto della vita si manifesta con una sua "forza", ad es. l'amore si esprime con un'atmosfera di piacere e rilassatezza, l'odio con energie distruttrici: quando questo essere arriva nel nostro mondo in un primo momento lo trova squallido, triste, un mondo per cui sente che le persone non riescono a vivere pienamente i sentimenti, la vita; successivamente capisce che gli umani hanno la possibilità, certo di non comprendersi e di perdere molti aspetti importanti semplicemente perche' non li percepisce o è presa da sé stessa, pero' anche di apprezzare le sfumature e le ambiguità date dal linguaggio, il "silenzio" (comunicativo), l'assenza dell'espressione di sé stessi, che come il silenzio acustico ha i suoi lati positivi.

(eventualmente) Anche di rendersi conto che sia il potere di esprimere magicamente il proprio stato d'animo degli esseri, proprio delle creature del suo mondo, sia la difficolta' di percepire i sentimenti degli altri nel mondo "reale", il nostro, possono portare a una incapacita' comunicativa, in entrambi i mondi.

martedì 22 aprile 2008

Il servizio dell'Enciclopedia Britannica

Mi sono appena iscritto al sito dell'Enciclopedia Britannica: il servizio, gratuito per chi gestisce fonti di informazioni sul web quali blog, permette al blogger di consultare liberamente la versione on-line dell'enciclopedia (normalmente a pagamento), permettendo di pubblicare dei link sul proprio sito alle singole voci, che diventano così disponibili a tutti (ovviamente solo in lingua inglese). Una reazione alla grande diffusione di altre fonti di informazione liberamente disponibili sul web.
Io ovviamente inauguro il servizio con un richiamo a Will Eisner.

mercoledì 16 aprile 2008

La vita è una frittata (ovvero Mattatoio N. 6)

La vita è una frittata. O una piadina, o una ciambella. Una crepes. Insomma, quel che preferite.
Cioè, in realtà molte frittate, crepes, ciambelle, piadine.

Ovvero: la vita è fatta di momenti circoscritti, momenti discontinui, cambi improvvisi, ma spesso anche impercettibili nel momento in cui li viviamo (dovremmo? oppure è così solo alla luce del ricordo?).

Momenti in cui siamo studenti delle medie, e il nostro tempo si divide tra scuola, gioco e sonno, merenda preparata dalla mamma, il corpo scattante e pronto alla corsa, le ginocchia sbucciate e tutti i luoghi comuni dell'infanzia; in un altro viviamo il tempo divisi tra lavoro, soldi per pagare i conti, calcio vissuto con serietà maniacale e tifo come ultimo fronte di difesa della nostra identità, quando ormai nel mondo del lavoro l'abbiamo persa e siamo completamente omologati e snaturati.
In un momento siamo ciondolanti, a perder tempo tra studi universitari e vita randagia notturna, in un'altra i figli ci tolgono il sonno (quando dormire è tutto quel che vorremmo fare), la schiena è a pezzi e sognamo, se non la pensione, il momento in cui saremo liberi dal lavoro.
Momenti in cui siamo felicemente fidanzati, il compagno/la compagna sono quanto di più meraviglioso ci è potuto capitare, e momenti in cui le donne sono un'unica grande disillusione (più spesso "sono tutte tr..") - parimenti gli uomini ("tutti str..") -, in cui sembra che non si possa trovare il/la fidanzato/a ideale (ma nemmeno decente) e così via...

A suo modo ne aveva parlato anche Edoardo Bennato ("Un giorno credi di esser giusto..."), ma l'idea, o meglio la consapevolezza che non solo non esistano verità assolute, pensieri per sempre, che il destino non sia scritto nella pietra, ma la vita sia un'insieme di tanti cambiamenti, di diverse stagioni, me l'ha data oltre all'esperienza un libro che ho letto di recente, Mattatoio N. 5, di Kurt Vonnegut.
Un libro che sa esser leggero, di un umorismo acidulo, su un grande dramma come la guerra, in cui convivono (letteralmente) momenti diversi della vita del protagonista, dalla prigionia in Germania, e la sopravvivenza alla tragedia del bombardamento di Dresda (episodio autobiografico quasi dimenticato dalla nostra memoria storica, in cui morirono molte più vittime - manco fosse una competizione - di Hiroshima), al matrimonio e agiatezza, alla senilità. Uno sguardo compassionevole e ironico sulla violenza dell'esistenza umana, consapevole accettazione (e insieme unica possibile liberazione) dei mali ineluttabili.

(...)

lunedì 14 aprile 2008

nel frattempo...

Non ho più tempo (la volontà?) di scrivere sul blog, ma mi devo impegnare, non prometto niente, neanche a me stesso...
Ho aperto un altro blog, su cui voglio scrivere in inglese e in italiano, testi brevi, spero di riuscire, credo sia un buon allenamento...
Nel frattempo ho letto dei libri... Mattatoio N. 5 di Kurt Vonnegut (bello, stavo preparando un post sul libro ma non sono riuscito a finirlo esprimendo un pensiero compiuto), I guardiani del giorno di Sergej Luk'janenko (secondo capitolo del fantasy metropolitano ambientato in Russia, avvincente e diverso dal solito), poi Una favolosa tenebra informe (in originale The Einstein Intersection) di Samuel R.Delany (lirico e davvero curioso, su questo credo che non riuscirò davvero a esprimere un pensiero compiuto senza una seconda lettura), ho appena iniziato a leggere Oblomov di I.A.Goncarov.
Fumetti ne ho letti, ma forse pochi davvero da segnalare: un Fantastici 4 - The End di Alan Davis (davvero brutto, un accrocchio sovraccarico e bulimico di supereroi e confusione di trama), Volto nascosto edito dalla Bonelli (coraggioso progetto, interessante nell'ambientazione abissina, con alcuni numeri più riusciti di altri, lo trovo però troppo melodrammatico quando entrano in gioco le figure femminili, che restano alquanto noiose), l'ultimo Dawn di J.M.Linsner, Tre gironi (bello e valido, anche se IMHO meno di quelli che l'hanno preceduto), e altri ancora.
Se/quando avrò tempo cercherò di parlarne...