mercoledì 16 luglio 2008

Silverfish, flusso di tensione

Silverfish è un thriller nero sullo sfondo dei difficili rapporti tra l'adolescente Mia e Suzanne, odiata matrigna dal passato misterioso: il rapporto conflittuale e le curiosità adolescenziali degli amici di Mia faranno degenerare un scherzo un po' maligno, fino a condurre a un epilogo violento, in un'America forse provinciale ma non certo placida.
Pur essendo un tema che può risultare scontato, qui risulta vivo, la storia vibrante senza cali di attenzione.

Lapham, disegnatore e sceneggiatore, è un maestro della tensione.
E la storia è un flusso continuo di tensione: flusso che deve procedere per forza a scatti e cambi di direzione, perchè diversamente esploderebbe, ma è un flusso domato dall'autore.

Le scene proposte dall'autore dell'acclamato Stray bullets sono cariche di tensioni continue tra i personaggi che vi partecipano: raramente vi sono dei "rilasci" di tensione, quasi sempre si scatenano contrasti più o meno latenti, con uno scambio di polarizzazione e di ruoli - ora un personaggio è latore di tensione, ora ne è destinatario - riuscendo sempre a mantenere viva la suspance e l'interesse nella lettura.

Non sono assenti alcuni diffettucci, tutto sommato trascurabili: dal punto di vista della trama si nota una certa dispersività, vi sono alcune "linee morte", come i controlli della polizia e lo scontro tra le auto dei protagonisti. Sono scene che non aggiungono granchè alla caratterizzazione della storia, permettono invece di allungarla: alcune vengono usate non tanto per arricchire i sensi della storia, ma per variare e rilanciare la tensione.
Nella parte finale c'è un certo eccesso nella durata dell'inseguimento: si perde in linearità e crea un po' di confusione. Lapham non perde il controllo del narrato, e la lettura resta sempre palpitante.

Attenzione, di seguito qualche considerazione ancora in fieri, con possibili rivelazioni di trama...
La storia (volendo) si può analizzare focalizzandosi su due principali gruppi di personaggi: quello composto da Mia (la ragazza, nel momento più difficile e di passaggio, l'adolescenza), il padre (ovvero il lato più umano e "mortale" dell'uomo, il genitore rivelatosi fallace e caduco, da cui si desidera l'affermazione e il riconoscimento, ma lontano perchè in fondo ci si deve separare da lui), la matrigna Suzan (avversaria e oggetto di avversione, ma anche scoperta finale di reale amicizia, quantomeno possibile, riconoscimento dell'avvenuta maturazione), e il malato psichico Daniel (il barbablù, tutto quello che di negativo e divorante vi può essere nell'uomo), e quello del gruppo dei "pari", persone che sono allo stesso livello per quel che riguarda l'autorità di uno sull'altra, di nuovo Mia (reale focus, fulcro e protagonista della storia), l'amichetta (amica e insieme competitrice, motrice di pulsioni, modello alternativo e specchio di Mia), il ragazzo (fidanzato, oggetto di interesse, figura alfine positiva anche se un po' spenta, in fondo perchè idealizzazione del fidanzato ideale/reale, futuro e possibile), e la sorellina (rapporto familiare "sopravvissuto" da cui ripartire, possibile concorrente nell'amore dei genitori ma anello debole e da proteggere, possible modello di una futura maternità).
Altro ci sarebbe certo da aggiungere, magari alla luce della analisi secondo il quadrato semiotico di Greimas, se potrò cercherò di tornarvi. Manca anche qualche considerazione sul titolo, "silverfish", ovvero "pesce d'argento", che divora la mente e i pensieri del malato psichico: si tratta di un riferimento simbolico per lo sperma, desiderio sessuale e di sopraffazione per l'uomo? (e che Mia deve imparare a neutralizzare e governare, là dove l'uomo non vi riesce) Ci devo pensare ancora un po'...

Qui trovate un'intervista di Lapham (qui un'altra, in inglese).

Silverfish, di David Lapham, Ed. Planeta DeAgostini, 12,95 €.
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