sabato 24 marzo 2007

Fumetti Made in Japan

Made in Japan, AA.VV., ed. Coconino Press, 16,00 euro.

Sedici autori giapponesi e francesi per altrettante storie ambientate in Giappone. Gli autori francesi sono stati ospitati nella terra del sol levante da diverse istituzioni francesi perchè raccontino la loro esperienza, mentre quelli giapponesi fanno altrettanto per le proprie località di origine.

Un viaggio in una terra che oggi resta ancora esotica e mitizzata, nel bene e nel male.

Pur tra narrazioni di tipo diverso, dal racconto minimalista, alla trascrizione del viaggio in un mondo nuovo, alla storia "ispirata a", lo scarto tra i racconti degli autori, ora francesi ora giapponesi, si può evincere più che altro per il livello di profondità dell'ispirazione che se ne percepisce.

Come dice Fabrice Neaud "La barriera linguistica è tale che il soggiorno è stato troppo breve per imparare (...) ed è stato troppo lungo per riempire pienamente, e senza lasciare spazio all'angoscia, i miei ristretti limiti di turista occidentale (...)", e ancora "Torno in Francia" "con questa sensazione di essere di nuovo passato a lato di qualcosa".

I racconti (e gli autori) sono:
  • In riva al mare di Kan Takahama
  • La porta d'ingresso di David Prudhomme
  • Cielo d'estate di Jiro Taniguchi
  • Ora posso anche morire! di Aurélia Aurita
  • Osaka di F.Schuiten e B.Peeters
  • Shin.Ici di E.Guibert
  • I nuovi dei di N.De Crécy
  • Kankichi di Taiyo Matsumoto
  • La Tokyo di Ualteru di Joann Sfar
  • Il girasole di Little Fish
  • Il canto dei grilli di Moyoko Anno
  • Nella viuzza Amore di F.Boilet
  • La città degli alberi di Fabrice Neaud
  • La festa dei cavalli di Daisuke Igrashi
  • Nella foresta più profonda di Kazuichi Hanawa
  • Sapporo fiction di Etienne Davodeau

Tra questi segnalo in particolare la storia di Jiro Taniguchi, che evoca la nostalgia ma anche il dramma di un momento della propria adolescenza, e la sfacciata ma allegra constatazione delle differenze di due popoli esternata senza pudore da Joann Sfar.

Pur con una certa discontinuità qualitativa (ma minore che in altre raccolte), trovo sia stato un esperimento comunque interessante.
Posta un commento