sabato 2 giugno 2007

Tolstoj e il vampiro

Aleksej K.Tolstoj, Il vampiro, Edizioni Studio Tesi, 11.500 (delle vecchie) Lire.

Altro libricino di un autore russo che ho letto recentemente, Aleksej Konstantinovich Tolstoj, parente alla lontana del più famoso Lev Tolstoj. Avevo già letto altre storie fantastiche russe, e mi hanno sempre affascinato (penso ad esempio al Vij di Gogol', edito da Sellerio).

La storia, pubblicata nel 1840, è basata sulla suggestione della presenza degli upyr, una versione russa del vampiro, presenza che opprime una famiglia cui appartiene una fanciulla a cui il giovane protagonista è interessato.
Il racconto si sdoppia con un flashback di vicende avvenute in Italia (sul lago di Como venivano anche prima di George Clooney), con un fantomatico contrabbandiere, Titta Cannelli, e visioni spaventevoli che segneranno i protagonisti di una spedizione in una villa infestata avvenuta per scommessa.

Il vampiro è una storia giocata nell'abiguità (ostentata) di registro tra reale e fantastico.
Molti personaggi sono presentati quasi in una logica di doppi: il protagonista e il giovane stralunato, la generalessa e la nutrice buona, ma anche il contesto russo con quello straniero, in questo caso italiano (paese nel quale Tolstoj soggiornò).
Si assiste allo stemperamento della carica fascinosa e orrorifica del vampiro, costretto qui alla sottomissione alla tradizione, alla limitatezza dell'ambito d'azione; più spaventevole e allucinata risulta l'ambientazione straniera.
Tutto sommato non è un libro che mi ha entusiasmato.

Segnalo la prefazione di Vladimir S. Solov'ev e la postfazione "I vampiri slavi di Aleksej K.Tolstoj e il fantastico russo", di Luigi Volta.
La postfazione è praticamente un microsaggio in cui viene tratteggiata una comparazione tra il fantastico russo, quello americano e quello europeo occidentale, il loro rispettivo retroterra, le loro differenze sostanziali. (Manca qualsiasi riferimento al fantastico italiano: perchè minore e assimilabile a quello europeo tout court? Mi viene in mente solo Dino Buzzati, ma si potrebbe indagare anche altri media quali il fumetto)

Essendo un libro fuori catalogo, riporto, mischiandole e riassumendole malamente, le tesi del Volta, nella certezza di traviarne le idee:
Il fantastico russo è intriso di realismo mistico, la realtà stessa partecipa il mito e il sacro; il racconto fantastico russo si esprime nei modi propri di una genuina oralità; lo spirito del fantastico russo trova origine dal senso di comunità patriarcale, vi si trova un ottimismo, il senso del concreto e un rifiuto ironico dell'astrazione, il sapore per l'allegoria e il moralismo, mentre l'amore per i luoghi e le persone ne impedisce la deriva alienante.

In un'Europa occidentale che ha conosciuto l'impoverimento della rivoluzione industriale, si sente la necessità di riempire con presenze ultraterrene i vuoti che si sono generati, un vuoto immanente a un'informazione obbligatoriamente razionale, alle esigenze del mercato; si sente il fascino per l'artificio estetico.

Negli USA si vive nella presenza di un sogno americano irraggiungibile, che trova in alcuni casi l'happy end in miti consolatori, diversamente vive di un pessimismo apocalittico; il fantastico americano nasce da un retroterra protestante; la paura si realizza tramite elementi antisociali in genere aggressivi, si prova un amore ludico per l'eccesso gratuito.

Gli upyr, a differenza dei vampiri occidentali, spinti da una forza centrifuga, bramosi di conquistare e soggiogare il mondo esterno, sono guidati da una forza centripeta, orientati a influenzare e controllare la cerchia dei propri familiari, gli appartenenti allo stesso contesto parentale o tribale.
Giustamene prego a chi è interessato di leggere la postfazione di Volta, eventualmente recuperando il volumetto da una buona biblioteca.
Ho trovato la tesi di Volta interessanti, da verificare nelle mie prossime letture di letteratura fantastica e non solo (si può fare anche un confronto tra il fantastico di Stalker e 2001 Odissea nello spazio).
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