mercoledì 24 ottobre 2007

la rete diventa sempre più politica

Sono convinto che ormai i giovani (di spirito, ovviamente) che guardano internet - si potrebe dire navigano, ma in realtà guardano: perchè navigare richiama alla mente lo spostamento continuo e anche un po' dispersivo, mentre secondo me la rete oggi si guarda e si fa leggere , è come se si guardasse la televisione, solo con occhi più aperti e consapevoli, con la capacità di scegliere, decidere, rispondere agli stimoli - la guardano e la sentono come parte del proprio campo d'azione, naturale e accettato.
Internet è uno spazio, lo spazio della propria libertà, della propria azione: su internet si fanno cose, si ascolta musica, si naviga come se si uscisse la sera, a incontrare gli amici, a fare due chiacchere, bere qualcosa.

Quindi è chiaro che forze che propongono di limitare la libertà in rete è come se cercassero di limitare la nostra libertà personale, di uscire, incontrare gli amici, di fare due chiacchere, prestare o consigliare un libro, ascoltare musica alla radio, e così via.

Sia ben chiaro, ci sono entità incapaci di adeguarsi a questa nuova realtà, per non rinunciare a una posizione consolidata (magari di cartello) o per paure ataviche di perdità di autorevolezza: i loro interventi vengono percepiti come tentativi di imporre a tutti di stare chiusi in casa, di consumare solo i prodotti preconfezionati, comunicare con gli altri in un linguaggio limitato e omologato.
La volontà degli utenti, di tutti gli utenti, verso questi rappresentanti dell'ancient regime sarà sempre più votato al rifiuto tenace verso questo modo vecchio e condizionante di concepire le cose.

La risposta degli utenti sarà sempre più squisitamente politica, perchè non sarà questione di permettere che mio figlio scarichi un brano liberamente, sia pure illegalmente, di leggere più informazioni e opinioni, perchè no, fallaci ma certamente interessanti, di chattare, magari perdendo tempo, con amici lontani, la questione sarà difendere la propria libertà di esprimersi, di comunicare, di informarsi, di vivere nel contesto civile, fatto di diritti e di doveri e di pacifica convivenza, da persone libere.
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