martedì 22 aprile 2008

Il servizio dell'Enciclopedia Britannica

Mi sono appena iscritto al sito dell'Enciclopedia Britannica: il servizio, gratuito per chi gestisce fonti di informazioni sul web quali blog, permette al blogger di consultare liberamente la versione on-line dell'enciclopedia (normalmente a pagamento), permettendo di pubblicare dei link sul proprio sito alle singole voci, che diventano così disponibili a tutti (ovviamente solo in lingua inglese). Una reazione alla grande diffusione di altre fonti di informazione liberamente disponibili sul web.
Io ovviamente inauguro il servizio con un richiamo a Will Eisner.

mercoledì 16 aprile 2008

La vita è una frittata (ovvero Mattatoio N. 6)

La vita è una frittata. O una piadina, o una ciambella. Una crepes. Insomma, quel che preferite.
Cioè, in realtà molte frittate, crepes, ciambelle, piadine.

Ovvero: la vita è fatta di momenti circoscritti, momenti discontinui, cambi improvvisi, ma spesso anche impercettibili nel momento in cui li viviamo (dovremmo? oppure è così solo alla luce del ricordo?).

Momenti in cui siamo studenti delle medie, e il nostro tempo si divide tra scuola, gioco e sonno, merenda preparata dalla mamma, il corpo scattante e pronto alla corsa, le ginocchia sbucciate e tutti i luoghi comuni dell'infanzia; in un altro viviamo il tempo divisi tra lavoro, soldi per pagare i conti, calcio vissuto con serietà maniacale e tifo come ultimo fronte di difesa della nostra identità, quando ormai nel mondo del lavoro l'abbiamo persa e siamo completamente omologati e snaturati.
In un momento siamo ciondolanti, a perder tempo tra studi universitari e vita randagia notturna, in un'altra i figli ci tolgono il sonno (quando dormire è tutto quel che vorremmo fare), la schiena è a pezzi e sognamo, se non la pensione, il momento in cui saremo liberi dal lavoro.
Momenti in cui siamo felicemente fidanzati, il compagno/la compagna sono quanto di più meraviglioso ci è potuto capitare, e momenti in cui le donne sono un'unica grande disillusione (più spesso "sono tutte tr..") - parimenti gli uomini ("tutti str..") -, in cui sembra che non si possa trovare il/la fidanzato/a ideale (ma nemmeno decente) e così via...

A suo modo ne aveva parlato anche Edoardo Bennato ("Un giorno credi di esser giusto..."), ma l'idea, o meglio la consapevolezza che non solo non esistano verità assolute, pensieri per sempre, che il destino non sia scritto nella pietra, ma la vita sia un'insieme di tanti cambiamenti, di diverse stagioni, me l'ha data oltre all'esperienza un libro che ho letto di recente, Mattatoio N. 5, di Kurt Vonnegut.
Un libro che sa esser leggero, di un umorismo acidulo, su un grande dramma come la guerra, in cui convivono (letteralmente) momenti diversi della vita del protagonista, dalla prigionia in Germania, e la sopravvivenza alla tragedia del bombardamento di Dresda (episodio autobiografico quasi dimenticato dalla nostra memoria storica, in cui morirono molte più vittime - manco fosse una competizione - di Hiroshima), al matrimonio e agiatezza, alla senilità. Uno sguardo compassionevole e ironico sulla violenza dell'esistenza umana, consapevole accettazione (e insieme unica possibile liberazione) dei mali ineluttabili.

(...)

lunedì 14 aprile 2008

nel frattempo...

Non ho più tempo (la volontà?) di scrivere sul blog, ma mi devo impegnare, non prometto niente, neanche a me stesso...
Ho aperto un altro blog, su cui voglio scrivere in inglese e in italiano, testi brevi, spero di riuscire, credo sia un buon allenamento...
Nel frattempo ho letto dei libri... Mattatoio N. 5 di Kurt Vonnegut (bello, stavo preparando un post sul libro ma non sono riuscito a finirlo esprimendo un pensiero compiuto), I guardiani del giorno di Sergej Luk'janenko (secondo capitolo del fantasy metropolitano ambientato in Russia, avvincente e diverso dal solito), poi Una favolosa tenebra informe (in originale The Einstein Intersection) di Samuel R.Delany (lirico e davvero curioso, su questo credo che non riuscirò davvero a esprimere un pensiero compiuto senza una seconda lettura), ho appena iniziato a leggere Oblomov di I.A.Goncarov.
Fumetti ne ho letti, ma forse pochi davvero da segnalare: un Fantastici 4 - The End di Alan Davis (davvero brutto, un accrocchio sovraccarico e bulimico di supereroi e confusione di trama), Volto nascosto edito dalla Bonelli (coraggioso progetto, interessante nell'ambientazione abissina, con alcuni numeri più riusciti di altri, lo trovo però troppo melodrammatico quando entrano in gioco le figure femminili, che restano alquanto noiose), l'ultimo Dawn di J.M.Linsner, Tre gironi (bello e valido, anche se IMHO meno di quelli che l'hanno preceduto), e altri ancora.
Se/quando avrò tempo cercherò di parlarne...

domenica 30 dicembre 2007

I'm black / I'm white

L'idea mi è venuta pensando a uno slogan da mettere su una maglietta, "I'm black", frase dalle implicazioni razziali, ma non solo (nelle mie intenzioni): poteva indicare uno stato d'animo, un'appartenenza a una parte oscura, una profondità da sondare, anticonformismo, ecc.
Purtroppo si tratta di una frase troppo rischiosa: cosa succede se l'indossa un bianco, cosa se l'indossa un nero? Da slogan antirazzista poteva diventare razzista e così via...
E non poteva aiutare produrre magliette con la scritta "I'm white", "I'm yellow", et similia... dalla padella alla brace. Poteva essere carina se la si indossava a caso, indipendentemente dal colore della pelle, ma anche lì, ci si esponeva troppo a interpretazioni contraddittorie e indesiderate.

Così si può pensare a una maglietta (ma anche a gadget di vario tipo) con da un lato la scritta "I'm black", dall'altro "I'm white" (ad esempio), magari nero su sfondo bianco e viceversa, poteva essere double face o una parte, ad esempio davanti, bianca, l'altra nera. Così si sottolineerebbero le proprie diverse appartenenze, ma non solo razziali (che in genere sono evidenti), ma di credo, ideali, cultura, sguardo, ecc.
Paradossalmente (io credo) la presenza di una dicotomia sullo stesso oggetto indossato/portato dovrebbe suggerire il superamento della stessa, mutando le contrapposizioni nell'unità e nell'accettazione del melting pot (che potrebbe essere il nome della marca/linea di oggetti).

Nota: A differenza del resto del sito questa parte è totalmente copyright (2007) dell'autore (potrebbe essere usata per una campagna dell'Amnesty International :P ).

Torino industriale

Idea per un poster dal titolo "Torino industriale", con raffigurata la città (i profili stilizzati dei tetti), e la Mole con il pinnacolo che si apre in due, da cui esce del fumo bianco, come una ciminiera.

Evoluzione successiva: animazione che parte da quest'immagine, con il cielo grigio, per evolversi in una con il cielo blu, un'arcobaleno, uccelli da primavera, e immagini di fantasia che escono dalla Mole (ora museo del cinema).

Cosa so

Alcuni sanno.

Altri sanno di non sapere.



Io non so nemmeno se non so.


(ma i voti sono sempre bassi)

A volte Dylan, a volte Dog

Due veloci accenni a due albi usciti con Dylan Dog, un bicchiere vuoto (Dog, che sta per "storia scritta da cani") e uno pieno (Dylan, una "signora" storia): il primo è il volume 43 di Dylan Dog Super Book, l'altro la ristampa del numero 221 della collana regolare del Nostro.

Il primo contiene, in un volume cartonato (unica nota positiva), le storie Il grande Marinelli, di Robin Wood e Luigi Piccatto, e Ho ucciso Jack lo squartatore, di Tiziano Sclavi, Montanari e Grassani.
Diciamolo, la prima storia non ha proprio senso: cioè, ha un'inizio, una fine e delle vicende con una certa coerenza, ma nessunissimo motivo d'esistere. Si parla di faciulle con superpoteri (perchè, chi sono, e in fondo che ce ne frega di loro?), salvata da una ex del nostro Dog finita paraplegica (e continuamo a chiederci, non per crudeltà ma perchè queste divagazioni nulla portano alla storia: che cosa ce ne continua a fregare?) dalle grinfie di uno zingaro crudele (ma badaben badaben, disprezzato dagli altri zingari, perchè crudele... ovvero si possono sfruttare i luoghi comuni purchè si sia buonisti), che cerca di vendicarsi con ovvia crudeltà, ed è qui che il Nostro interviene ma è qui che mi fermo, nauseato dallo spreco di carta che la storia ha generato... (ma se il Wood aveva bisogno di soldi, non glieli si potevano dare senza farci perdere tempo? Ho altri fumetti da leggere, io!!)
La seconda storia (pure Sclavi toppa), non precipitando nell'infimo come l'altra, è comunque una storia ingarbugliata senza che da questo se ne tragga godimento alcuno...
Insomma, il volume si può tralasciare senza danno, e mal ne incolga chi per puro spirito di collezionismo si decida di acquistarlo! (anche se averci speso soldi è già una punizione di per sè!)
Senza infamia e senza lode i disegni...

L'altro albo, la ristampa de Il tocco del diavolo, di Paola Barbato e Fabio Celoni, dimostra la bravura della sceneggiatrice, che mette in campo nientepocodimeno che il fallimento del bene e del male (o l'impossibilità di una concezione pienamente dicotomica e assolutista di questi due poli), nella persona dei due comprimari.
E mi sembra perfino di notare una certa ironia nel mostrare uno di questi dall'aspetto quasi sofferente e melanconico, da eroe romantico un po'... dannato, l'altro sfacciatamente pseudofricchettone, in realtà si tratta di due maschere che verranno alla fine rovesciate: il primo non esibisce il suo stato di sofferenza senza motivo, sarà dannato ma è consapevole, il secondo, pur più positivamente aggressivo e sicuro di sè, in realtà deriva questo suo atteggiamento dall'ignoranza!
E all'altezza si dimostra anche il disegnatore, con un disegno espressivo e noir, piacevolmente dinamico.

Dylan Dog Super Book n. 43 - Il grande Marinelli, di Robin Wood e Luigi Piccatto, Ho ucciso Jack lo squartatore, di Tiziano Sclavi, Montanari e Grassani, Sergio Bonelli Editore, 5,00 €.

Ristampa Dylan Dog n. 221 - Il tocco del diavolo di Paola Barbato e Fabio Celoni, Sergio Bonelli Editore, 2,70 €.