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martedì 19 aprile 2011

Il premier è uno sciamano

Stamattina mi sono illuminato. Ho finalmente capito che la strategia comunicativa del premier è quella dello sciamano, che parla ai livelli più oscuri della nostra psiche con gesti, riti e parole magiche.
Lo sciamano identifica e indica il male che si insinua nella comunità, fa sacrifici e esplicita voti per far esaudire i nostri desideri e realizzare le nostre speranze, lancia la propria energia contro gli spiriti che possiedono le persone per l'esorcismo.

Non enuncia, non analizza, ma compie veri e propri riti magici in cui il gesto e la parola hanno forti valenze evocative e scuotono i livelli più profondi dell'uomo: il contratto con gli italiani per il posto di lavoro è un voto/preghiera collettiva; gli strali e gli insulti contro "toghe rosse" o "comunisti" sono l'individuazione del male e la cacciata degli spiriti maligni dell'esorcismo; nella politica estera si presenta come il benevolo intercessore verso le forze esterne; perfino il bunga bunga si propone come canale per la realizzazione delle energie sessuali non manifeste e non sfogate degli italiani.

Il premier è uno sciamano e trova in molti menti ricettive da suggestionare, perchè suggestione è la sua forza (alimentata da possibilità economiche e di potere non indifferenti).

giovedì 17 dicembre 2009

Che fine hanno fatto i nostri soldi?

Volevo segnalare questo sito, gestito dalla Open Knowledge Foundation che mostra in modo grafico l'impiego del bilancio statale inglese nelle varie voci, come Protezione sociale, Difesa, Educazione, ecc., si chiama Where Does My Money Go?:, e qui si trova il prototipo: http://www.wheredoesmymoneygo.org/prototype/.

Magari ci fosse anche in Italia! Sarebbe così difficile realizzarlo?

martedì 22 aprile 2008

Il servizio dell'Enciclopedia Britannica

Mi sono appena iscritto al sito dell'Enciclopedia Britannica: il servizio, gratuito per chi gestisce fonti di informazioni sul web quali blog, permette al blogger di consultare liberamente la versione on-line dell'enciclopedia (normalmente a pagamento), permettendo di pubblicare dei link sul proprio sito alle singole voci, che diventano così disponibili a tutti (ovviamente solo in lingua inglese). Una reazione alla grande diffusione di altre fonti di informazione liberamente disponibili sul web.
Io ovviamente inauguro il servizio con un richiamo a Will Eisner.

martedì 18 dicembre 2007

Il Corriere della Sera, novello Novella 2000 della rete

Il noto giornale italiano, nella sua versione sul web (in data 17 dicembre 2007), sfodera servizi, foto e sondaggi sulla vicenda Marin-Manaudou: una profusione di informazione inferiore forse solo alla quantità di immagini a tema "calendari di pin-up seminude e molto carine".

Lungi da me una critica moralista e bacchettona, quantomeno sul lato calendari, dal punto di vista invece della qualità giornalistica non si può che constatare lo scadimento evidente del Corriere (non siamo nemmeno in periodo estivo!). I calendari sono calendari, un di più, un gadget che attira visitatori distratti e che magari leggeranno anche le notizie: le foto come foto, piccanti certo, e le notizie in quanto notizie, interessanti e attendibili.

Le foto, le informazioni inutili, il sondaggio ("Vota: chi preferisci?" Chi preferisci? Chi preferisci??? Ma a che livello di demenza siamo arrivati!!) rappresentano la capitolazione a un giornalismo da guardoni, in cui le notizie più importanti sono di plastica come i seni di molte donne di spettacolo. Come facciamo a saper che il giornalista che ci commenta una crisi internazionale non si sia distratto a seguire il caso Sarkozy-Carla Bruni? E di cosa ci parlerà, delle misure di lei, della potenza sessuale di lui?

E poi ci si stupisce che chi naviga su internet cerchi fonti d'informazione alternative. Di sicuro non ci si può stupire che le fonti alternative le si trovi, e di qualità superiore!

Adieu, Corriere, va a portare le tue notizie da un'altra parte!


Nota: Anche se traspare evidente la mia avversione per giornali come Novella 2000, (se non è chiaro) trovo che il problema non sia che ci sia un nuovo giornale on-line che ne segua le orme quanto che un giornale come il Corriere cambi tranquillamente impostazione. Ma se a loro va bene così, buona camicia a tutti...

mercoledì 9 maggio 2007

Nuove forme di comunicazione: Twitter e Second life

Recentemente e meno recentemente sono nate forme di comunicazione e interazione in rete che appaiono prive di senso.

Un esempio è Twitter, un servizio che ti permette di rendere noto a tutti con un messaggio brevissimo quello che si sta facendo, in un dato momento, o un breve pensiero stile SMS.
Un altro è Second life, grazie al quale si entra in un mondo virtuale, popolato da avatar tridimensionali. In Second life si sono sviluppati fenomeni peculiari, quali l'utilizzo di tale ambiente per presentare una propria interfaccia e fornire i propri servizi, da parte di aziende, istituzioni e politici.

Ora, se le ragioni di tanto interesse per queste nuove funzionalità mi sfugge, ed è difficile capire se tali iniziative avranno un futuro e in che modo si evolveranno (perchè si evolveranno, questo è certo), devo dire che non bisognerebbe nemmeno stupirsi troppo.
Si stanno sperimentando in tutte le direzioni le possibilità offerte dalla comunicazione pervasiva date dalle tecnologie (in realtà dalle nuove infrastrutture, tecnologiche, economiche e sociali).
Come bambini che provano un nuovo gioco, esplorano un nuovo ambiente, scoprono i propri sensi, gli incerti passi si fanno per il gusto di farli, per verificare le proprie potenzialità, la forza di giovani muscoli.

Ci sarà tempo per capirne l'uso e le potenzialità in modo più adulto e più cinico (volto allo sfruttamento economico, al monitoraggio, all'influenza e al controllo), per adesso godiamoci il divertimento di un gioco innocente.
(ovviamente lo sfruttamento affatto disinteressato è già in corso, mi sembrava più bello chiudere così!
In ogni caso si può desiderare di esercitare una maggiore consapevolezza, e cercare di constatare, se il mezzo è il messaggio, quale relazione mezzo/messaggio si realizzi in realtà)

e ora un messaggio edificante

mercoledì 14 febbraio 2007

Le fiction come modello di esperienza sociale?

Esistono molte fiction in cui ci si identifica con un protagonista: apparentemente si è partecipi dei suoi moti d'animo, pensieri, emozioni, difficoltà, ecc.
Questo viene realizzato con l'espressione dei suoi pensieri, spesso questi vengono comunicati in modo esplicito agli altri personaggi: per rendere l'esperienza soddisfacente per gli spettatori poi i personaggi più o meno di contorno rispondono al protagonista, ascoltano, sono partecipi (molto più di quanto non ci succeda nella realtà di tutti i giorni).
In più spesso le vicende ruotano attorno a questo protagonista, vi è una risposta anche dall'ambiente circostante, spesso conforme a criteri di giudizio condivisi (chiamamola morale, della storia o tout court).
(In pratica il protagonista-spettatore è immerso in un liquido amniotico che lo circonda, non lo abbandona)

Ora, quel che mi chiedevo era se questa esperienza (la visione di una fiction, ma riscontrabile in altri media, come nella lettura di un libro e così via) non sia un'esperienza che in qualche modo non formi la nostra personalità, la nostra visione del mondo, le nostre aspettative (e se non esista un modo alternativo di vedere le cose).
In quale modo il nostro vivere di fronte allo schermo si ponga rispetto al nostro vivere in relazione con gli altri, quali dinamiche metta in atto (forme di dipendenza dalla fiction, aspettative verso il mondo e gli altri, se vi sia cesura o continuità tra i diversi momenti di vita, di fronte allo schermo o con gli altri).

In più mi chiedevo se e in quale misura questo potesse modificare la nostra società, ovvero il nostro vivere in società, il nostro relazionarsi con gli altri ma anche la conformazione della nostra società (più individualista? ma paradossalmente resa coesa da una presunta comunanza?).

E le nuove esperienze, in particolare quelle di rete come Second life e i blog, ma anche il Grande Fratello e il fenomeno crescente del protagonismo dei "giovani col videofonino" (che siano filmati di stupri o semplici bravate messe in rete), non sono eredi di questo tipo di "esperienza delle fiction"?

In Second life (a cui non ho mai partecipato) apparentemente vi è una riproduzione della vita reale nella "controparte" virtuale, ma vi possono essere tentativi (da parte di chi genera l'ambiente, ma anche di tipo spontaneo) di favorire l'esperienza amniotica?
Nei blog, non cerchiamo di trovare ascolto, di rivivere l'esperienza di essere al centro di un gruppo? (ovviamente esiste quella cosa bellissima chiamata amicizia, quel che tenevo a evidenziare è la possibilità che vi sia un desiderio di centralità illusoria)
La compulsione a pubblicare atti discutibili o veri reati filmati col videofonino, non proviene dal desiderio di ri-generare uno spettacolo di cui si è protagonisti e fautori?
Nei reality show del tipo del Grande Fratello, non vi sono tanti piccoli protagonisti individualmente al centro dell'attenzione dell'obiettivo, sempre pronti a mostrarsi, a rivelarsi di fronte all'altro, di cui ci si interessa veramente ben poco?